ACTA: menu della cena di gala

Dessert

Il bongo esplosivo

Ben ritrovati, carissimi ghiottoni. Questa ultima pubblicazione su ACTA è un dessert che vi lascerà l’amaro in bocca- singolare, no? Beh, del resto è la degna conclusione dei nostri pesantissimi incontri culinari ad alta indigeribilità. Godetevelo!

In tutti gli articoli pubblicati ci siamo sforzati, pur prendendo apertamente una posizione, di offrire un punto di vista anche contrario a quanto da noi sostenuto. Di certo, non possiamo lodarci con dell’alloro pensando di aver rispettato un impeccabile principio dialettico in quel che è stato pubblicato: la posizione di chi ha scritto gli articoli era ed è ben definita al riguardo. Inoltre, chi scrive non è un giornalista, ma un comune cittadino che si impegna ad informare. Abbiamo comunque cercato di dare una visione di ACTA il più possibile corretta e polimorfa, basata su fonti affidabili. Abbiamo riportato i documenti del Dipartimento per le Politiche Europee, il testo di ACTA e spunti presi qua e là in rete, nell’affannosa ricerca della verità. Il mio intento nel fare ciò è stato quello di lasciare a tutti la possibilità di approfondire indipendentemente il tema, di modo da permettere il formarsi di una visione propria sulla pericolosità di ACTA. E’ questo il motivo per cui questa portata è stata lasciata in fondo al nostro blog: quel che sta per essere presentato è la definitiva firma posta in calce ad una poco gloriosa dichiarazione di falsità di buoni intenti. Questa previsione (combinata) di ACTA che stiamo per porre alla vostra attenzione dimostra chiaramente che quanto detto sin dal principio di queste pubblicazioni era più che un fondato sospetto.

Ecco a voi gli art 36 e 42 di ACTA, il bongo esplosivo. Riprendiamo gli articoli evidenziando i solo paragrafi che sono di nostro diretto interesse, quindi amputeremo parte degli articoli. Per il testo completo di ACTA : http://www.politicheeuropee.it/newsletter/18087/euroacronimi-acta (in fondo alla pagina a sinistra)

Art 36“Il comitato ACTA

1. Le parti istituiscono il comitato ACTA. Tutte le parti sono rappresentate nel comitato.

2. Il comitato: (…)

c) esamina eventuali proposte di modifica del presente accordo a norma dell’articolo 42

(Modifiche); (….)

3.Il comitato può decidere di: (…)

d) condividere con terzi informazioni e migliori pratiche di contrasto delle violazioni dei diritti di proprietà intellettuale, incluse le tecniche di identificazione e di monitoraggio della

contraffazione e delle attività usurpative; e

e) adottare altre iniziative nell’esercizio delle proprie funzioni.

4. (omissis- concerne regole procedurali, ndr)

5.(…) b) possono anche disciplinare altre questioni come la concessione dello status di osservatore e qualsiasi altra questione considerata necessaria da parte del comitato per il suo funzionamento corretto.

(….)”

Lasciamo momentaneamente da parte il primo paragrafo sottolineato: lo analizzeremo a breve assieme all’art 42. Il resto, si commenta da sé: un gruppo di soggetti rappresentanti delle parti firmatarie (da dove spuntano questi signori?!Li avete nominati voi?!) “può condividere con terzi informazioni e migliori pratiche di contrasto della violazione dei diritti di proprietà intellettuale”- che significa? Ah, ecco ecco: significa forse che i nostri dati passeranno nelle mani di questo gruppo di eminenti sconosciuti da noi non nominati attraverso rapporti con non meglio specificati “terzi”? Di certo, però, non può trattarsi di quelle imprese che abbiamo visto essere costrette a diventare poliziotti degli utenti- per carità, sarebbe davvero troppo! Questi eminenti sconosciuti possono anche adottare altre iniziative….magari potremmo proporgli di introdurre l’obbligo di una bella cimice nei calzoni di tutti gli utenti! Così, magari, ci nominano pure osservatori (anche questo che vorrà dire…forse vogliono costruirci un gigantesco osservatorio mondiale!Ma come sono generosi!).

Perdonatemi lo sfogo un po’ drammatico, ma davanti a tanta dolorosa ovvietà l’ironia sgorga a fiumi.

Le previsioni appena commentate hanno di per sé del ridicolo, ma magari durante le interrogazioni parlamentari sono state date risposte (a noi, ovviamente, ignote se non per sporadiche pubblicazioni del partito cui appartiene Arif) che hanno gettato una luce del tutto diversa su queste affermazioni. Tutto può essere. Allora vediamo, giusto per toglierci la pulce, solo la previsione dell’ art 36 che richiama l’art 42: il comitato può apportare delle modifiche al testo dell’accordo…UN COMITATO DI SCONOSCIUTI PUO’ MODIFICARE UN ACCORDO CHE RICHIEDE L’APPLICAZIONE DI SANZIONI PENALI AGLI STATI FIRMATARI?!?Forse….forse…stiamo esagerando. Sì, sicuramente abbiamo giudicato precipitosamente: magari l’art 42 prevede qualche minima forma di garanzia “democratica”; vediamo….”ARTICOLO 42- Modifiche

1. Le parti possono proporre modifiche del presente accordo al comitato. Il comitato decide se

presentare una proposta di modifica alle parti per la ratifica, l’accettazione o l’approvazione.

2. Le modifiche entrano in vigore il novantesimo giorno successivo alla data in cui tutte le parti

hanno depositato i rispettivi strumenti di ratifica, accettazione o approvazione presso il depositario.”

Et voilà!Nulla!Liscio come l’olio: una volta approvata, ACTA è nelle sole mani di chi l’ha fatta…quindi, anche se piccole e minute parti del testo sono state corrette dopo le proteste…è stato tutto solo uno specchietto per le allodole!Avranno pensato che dandoci due briciole avrebbero potuto tenersi la pagnotta. Allora, davanti a tutto questo: siete ancora pronti a rimanere seduti in poltrona? Se siamo riusciti a smuovervi tenetevi aggiornati: le prime settimane di Giugno il Movimento Hyronista organizzerà, in qualità di comitato di privati cittadini anti-ACTA, una settimana di postazione fissa in centro a Firenze, da cui chiameremo a ripetizione i membri del Parlamento Europeo per dire no ad ACTA!Tenetevi aggiornati su: https://www.facebook.com/groups/antiactaflorence/

Grazie per averci seguito e…DIFFONDETE LE NOTIZIE!

ES

ACTA: menu della cena di Gala.

Contorno: spinaci 4 salti in….censored

Buonasera, cari amici. Questo tardivo articolo con ingredienti freschissimi vuole aprire una minuscola parentesi per introdurvi ad una realtà che accompagna la già tragica via crucis inaugurata da ACTA. Essendo questo piatto ancillare alla nostra cena di gala, quindi, ve lo offriamo come contorno, proprio perché anche con il contorno si fanno tante piroette per entrare sempre….nella nostra zona….censored. Gustatevelo!

Nei precedenti articoli abbiamo cercato di ricostruire la pericolosità di ACTA sotto vari profili. Uno degli azzardi più spiccati della nostra argomentazione-data la vischiosità delle previsioni contro cui ci siamo schierati- era in effetti una questione prettamente civica: “come cittadini noi DOBBIAMO chiederci: vogliamo senza colpo ferire lasciare aperta la possibilità che una strada del genere possa anche solo accennare ad aprirsi? Possiamo, in tutta coscienza civica, aprire le porte a questo rischio, confidando che i sistemi istituzionali di tutela (fallaci, a mio avviso, sia da studentessa di Giurisprudenza che da cittadina) ci proteggano da pericolosissime amputazioni di diritti pagati con litri di sangue?” (auto-cit. http://www.hyros.net/movimento-hyronista/acta-approfondimento-settimanale-6-930.htm ).

La preoccupazione di fondo che aveva dato le mosse a questa domanda era la seguente: l’apertura di una strada così dubbia e pericolosa non era forse solo il preludio a qualcosa di ben peggiore? Ci si potrebbe domandare cosa c’è di peggio della situazione attuale, in cui le scabrose speculazioni finanziarie portano alla fame sempre più esseri umani. Ma cerchiamo di concentrare le nostre forze sul tema che ci interessa in questa sede, pur intimamente legato alla situazione attuale (la crisi deriva dall’avidità di chi doveva fermarsi prima- questi provvedimenti derivano dall’avidità di chi vuole magiare sempre di più, a scapito di chi non ha il potere di farlo e di opporsi- almeno apparentemente).

Ecco dunque che questa preoccupazione che poteva sussumersi nel genere letterario della fantapolitica si veste tragicamente di realtà ed assume un nome quasi comico, di fronte alla drammaticità del contenuto: CISPA.

Per chi ancora non avesse avuto modo di sentire alcunché al riguardo, CISPA è l’acronimo di Cyber Intelligence Sharing and Protection Act. Questo provvedimento è stato votato nella House of Representatives (USA) questo giovedì. Ed indovinate…? E’ stato approvato. Ma che ci importa, potremmo chiederci: anche se questo atto fosse pericoloso, è in America il problema- non da noi. Tralasciando il fatto che questa osservazione è degna solo di colui il quale non ha compreso il mondo interconnesso in cui viviamo (ACTA nasce, come abbiamo visto, dai due precedenti americani del SOPA e del PIPA), ho il “piacere” di informarvi che oltre ad essere ignorante, questa osservazione è anche falsa: la CISPA, signori, è anche nei nostri occhi.

In questa sede non tratteremo approfonditamente il tema come abbiamo fatto per ACTA: avete visto quanto lavoro importi un’analisi così dettagliata di qualcosa di complesso e controverso come un provvedimento “fregatura” (come la sottoscritta denomina ACTA, SOPA, PIPA & co) e comprenderete, quindi, che un’eventuale analisi di CISPA dovrà avere un approfondimento altrettanto degno in separata sede. Vi diamo comunque una minuscola infarinatura generale e vi forniamo con gioia una piattaforma di fonti per approfondire il contenuto di CISPA, data la stretta connessione tra ACTA e CISPA, che, appunto, mettiamo come contorno della nostra cena di Gala. La stragrande maggioranza delle informazioni qui riportate sono prese dal sito di Acess now, un’ organizzazione internazionale non governativa che si è fatta promotrice di tutte le campagne anti-ACTA e che continua a difendere i nostri diritti civili in rete con determinazione ed efficacemente. Il sito è: https://www.accessnow.org/page/s/protect-our-privacy per FIRMARE LA LETTERA ed avere informazioni ancora più dettagliate rispetto alle poche che vi riassumerò di seguito.

Brevemente, quindi, vi basti sapere prima di firmare la lettera (ancora: https://www.accessnow.org/page/s/protect-our-privacy ) che chiunque usi siti come Facebook e Google POTRA’ VEDERE LE PROPRIE INFORMAZIONI CONDIVISE CON IL GOVERNO DEGLI STATI UNITI PER LEGGE. Il quadro è chiaro: non ce la hanno fatta con ACTA perché ci siamo arrabbiati e ribellati? Nessun problema: ci riprovano con il CISPA, tentando di creare un precedente che, se approvato senza colpo ferire, aprirà definitivamente l’era del Grande Fratello orwelliano.

L’Idra del potere moltiplica le teste- questo lo sapevamo da tempo. Il CISPA ne è l’ennesima dimostrazione.

Ovviamente, pare che nessun meccanismo di protezione dei nostri dati sia previsto nel testo. Anche se  la Casa Bianca è sul punto di mettere il veto sul provvedimento, le industrie private e la destra promotrice non hanno ancora rinunciato- e anche se dovessero perdere questa battaglia, la guerra per i nostri diritti, per un mondo più giusto contro l’avidità del potere e del danaro è appena iniziata. Questa guerra è l’emblema di una guerra dei popoli contro l’economia sovrana, contro l’avidità che ci ha portato sul baratro della miseria, che anche nel nostro paese inizia a dilagare. E’ ora di reagire in modo energico, di dire la nostra, di fare sentire la nostra voce e di riprenderci la sovranità che “appartiene al popolo” ( art 1 Cost italiana). E preghiamo che non sia troppo tardi.

Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.” A. Gramsci da L’ordine nuovo.

Informatevi e firmate la lettera: “i popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero avere paura dei popoli” (V per Vendetta). E insieme…siamo molti popoli.

A settimana prossima con l’ultimo articolo su ACTA: il bongo esplosivo.

ES

ACTA: menu della cena di Gala.

Secondi piatti

1 Scaloppine in salsa generica

Un caloroso saluto ai lettori. La scorsa settimana ci siamo lanciati con una lotta corpo a corpo con l’ultimo esperimento delle cucine anti-ACTA- la salsa complottista.

Questa settimana il nostro tema principale sarà l’analisi (seppur sommaria e, diciamo,di “riepilogo delle precedenti puntate” dato il poco spazio a disposizione) del linguaggio pericoloso di ACTA. Ecco a voi le scaloppine in salsa generica- buon appetito!

Nel mondo del diritto la parola riveste un ruolo fondamentale. L’uso corretto di un termine, il fare leva su una determinata parole anziché su di un’altra, la scelta esatta di una sfumatura precisa comportano delle differenti interpretazione della stessa norma e, conseguentemente, della sua applicazione. Uno dei postulati più ferrei della nostra disciplina penalistica, in effetti, è proprio il principio di determinatezza delle norme: secondo questo principio (fratello di quello di tassatività, che impone alla legge di determinare in modo chiaro, tassativo e specifico i comportamenti illeciti- per evitare il dubbio sulla penalizzazione di un fatto) la norma deve essere stabilita in modo chiaro, preciso e determinato in ogni suo elemento, in modo che sia possibile stabilire con certezza i comportamenti vietati e quelli leciti. Questi due principi, si intenderà hanno funzione garantista. Da un lato, infatti, la teoria sistematica richiama questi principi per evitare la temutissima arbitrarietà del giudice nell’interpretare ed applicare la legge. Dall’altro, abbiamo un preciso vincolo nei confronti del legislatore: non sarà legalmente ammissibile circoscrivere un comportamento penalmente rilevante in una norma la cui portata sia generica, sia contenutistiamente, che verbalmente, che a livello potremmo dire collaterale”. ACTA non è una legge, ma un accordo commerciale- quindi fino a che non si provvederà a renderne il contenuto legge nazionale non potremmo dire alcunché, ma….

Come già avevamo avuto modo di dire in precedenza, la firma di un accordo equivale al consenso dello stato ad introdurre il contenuto dell’accordo nella legislazione interna. Oltre ai dubbi già sollevati su ACTA nei precedenti articoli, questo accordo presenta un linguaggio estremamente generico che si presta ad un’interpretazione decisamente ampia da parte del legislatore nazionale, il quale vede in questo modo subdolamente (si ricordi l’operato di De Gucht descritto nei precedenti articoli: http://www.hyros.net/movimento-hyronista/acta-approfondimento-settimanale-5-911.htm e http://www.hyros.net/movimento-hyronista/acta-approfondimento-settimanale-7-936.htm ) aperta la porta a cambiamenti del sistema della tutela dei diritti fondamentali a dir poco radicali. Vediamo cosa significa, accordo alla mano.

L’art 23, comma 1 di ACTA recita “Le parti prevedono procedimenti e sanzioni penali da applicare almeno nei casi di contraffazione deliberata dei marchi e di usurpazione del diritto d’autore e dei diritti connessi su scala commerciale. Ai fini della presente sezione, tra le attività svolte su scala commerciale rientrano quanto meno quelle effettuate come attività commerciali con l’intento di ottenere vantaggi economici o commerciali diretti o indiretti.” Questa previsione non fa una piega: ACTA vuole tutelare la pirateria informatica su scala commerciale, non la condivisione di un file- quindi di cosa ci preoccupiamo, ci chiede il Dipartimento per le Politiche Europee? Della previsione di cui all’art 23, comma 4, per cominciare: “4. Per quanto riguarda i reati specificati nel presente articolo per i quali le parti prevedono procedimenti e sanzioni penali, esse garantiscono di trattare come reato la complicità e il favoreggiamento.” Come avevamo già accennato in uno dei primi articoli (http://www.hyros.net/movimento-hyronista/acta-approfondimento-settimanale-5-911.htm ), sorge immediatamente la domanda: che cosa può considerarsi favoreggiamento in un reato informatico? La pubblicizzazione, per esempio, di un dato sito che condivide un file protetto da copyright a scopi commerciali, traendoci un guadagno. Quindi, condividere un link megavideo (restiamo per quanto possibile nel campo del noto- pur se ipotetico data la chiusura del sito) è un reato di favoreggiamento per ACTA. Immaginate quante altre pubblicazioni DI UN SOLO LINK potranno rendervi penalmente perseguibili?

Interessante, no? Ma…condividere un link dove? Questo ragionamento vale anche per la posta e per facebook?

L’art 27 ci stupisce con le sue verità mascherate: “Oltre a quanto disposto dal paragrafo 1, le misure di esecuzione delle parti si applicano alle violazioni dei diritti d’autore o diritti simili mediante le reti digitali, che possono comprendere anche l’impiego illegittimo dei mezzi di distribuzione di massa. Tali misure sono applicate in modo tale da evitare la creazione di barriere per le attività legittime, tra cui il commercio elettronico, e da tutelare i principi fondamentali quali libertà di espressione, equo trattamento e privacy conformemente alla normativa delle parti.” Sì, signori: come già detto nei passati articoli (ai quali rimando anche circa l’argomentazione sull’empietà delle forme retoriche ampollosamente pregne di principi: http://www.hyros.net/movimento-hyronista/acta-approfondimento-settimanale-6-930.htm ), il linguaggio molto generico di questa previsione apre le porte al controllo anche di canali quali facebook e twitter. Con le modalità POTENZIALMENTE EXTRAGIUDIZIALI già discusse nei vecchi articoli, si intende (ultimo link citato).

Insomma, zitti zitti e quatti quatti, si usano le previsioni generiche per sgattaiolare silenziosamente dalla stanza della legalità nelle cantine del sotterfugio. I soliti cavilli. Occhi aperti, quindi: il diavolo ha cominciato a fare anche i coperchi.

Ma il peggio….deve ancora venire. Per chi nel frattempo avesse ancora fame consiglio vivamente di leggere il blog di Fulvio Sarzana, sommo esperto di diritto informatico: http://www.fulviosarzana.it/tag/acta/ e successivi. A Sabato prossimo con il penultimo articolo anti-ACTA!

ES

Menu della cena di Gala

2 Spaghetti alla complottista

Un caloroso saluto ai fedeli lettori di questo blog (esistete?). Mi scuso per la pubblicazione tarda, ma questa salsa complottista proprio non ne voleva sapere. Abbiamo reperito gli ingredienti con un po’ di difficoltà, quindi è possibile che l’articolo venga aggiornato in settimana, controllate per un approfondimento da leccarsi i baffi!Bando alle ciance, ecco i vostri spaghetti alla complottista…di nuovo buon appetito!

In un sistema democratico (o, meglio, sedicente tale), la validità delle norme è ricondotta all’approvazione delle stesse da parte di un’assemblea teoricamente rappresentativa (Parlamento) dei diretti interessati dalle norme (ovviamente, noi), così che i cittadini, dando il consenso tramite elezioni attraverso il meccanismo rappresentativo, siano garantiti e tutelati in fase di dibattito da questi nostri rappresentanti, che (nel modello astratto) dovrebbero tutelare i nostri interessi. Nostri, nel senso di generalità dei consociati. Lascio volutamente da parte l’interessante domanda (che finalmente scuote gli animi “vigili e virtuosi”) se questo ragionamento porti alla democrazia o alla demagogia, nettare per gli opportunisti; ma ne faccio altrettanto volutamente menzione, perché a mio avviso ACTA è uno degli esempi più lampanti (e tristemente, l’ennesimo- un altro esempio su tutti: la TAV) della moderna sovranità assoluta del neoliberismo, nipote malsano, malato e psicopatico del capitalismo che ha originato questa crisi e continua a corroborarne i presupposti.

Vorrei invitarvi, quindi, a vedere con queste lenti diverse il problema di ACTA: se applichiamo il ragionamento della rappresentanza sopraesposto, risulta chiaro che ciò che la generalità dei consociati non ritiene opportuno diventi legge non dovrebbe diventarlo. A ciò dovrebbero provvedere i nostri rappresentanti, ovviamente. Nel caso di ACTA, i nostri rappresentanti….in fase di negoziazione, come abbiamo già detto, erano inesistenti. Il Dipartimento per le Politiche Europee ha sottolineato però in “ACTA-dieci miti da sfatare” (http://ec.europa.eu/italia/milano/documents/it_acta_10_myths.pdf ) che sono state fatte regolari interrogazioni parlamentari al riguardo. Chi ha risposto? Ovviamente, Karel de Gucht, il nostro affidabilissimo commisario EU al commercio (vedi articoli precedenti). Il suddetto aveva infatti in pubblico sottolineato che ACTA non obbligava gli stati ad introdurre la regola dei three strikes (ancora, rimando ai vecchi articoli)- l’accordo li invitava soltanto a fare ciò. E’ però da segnalare, che in un intelligentissimo discorso tenuto in Parlamento un anno fa circa, sul punto risponde Kader Arif (ricordo che questi era commissario EU per ACTA, prima di dare le dimissioni denunciando l’accordo come una “mascherata”); mi riferisco a quel discorso in cui Arif dice (link del video: il testo è solo in francese, proveremo nei prossimi giorni a pubblicare il video con la traduzione nella descrizione del video, ma per ora vi basti: http://www.youtube.com/watch?v=ng_SHb9T7kg ): “Secondo la commissione si tratta solo di una possibilità perché il termine esatto utilizzato dal testo non è vincolante. Viene detto che gli stati possono scegliere di autorizzare o meno la perquisizione dei bagagli personali. MA SIAMO SERI UN MOMENTO: come volete che una tale formulazione non venga recepita come un invito ad effettuare questi controlli? Pensate realmente che un governo non coglierà questa possibilità offerta da ACTA per fare evolvere la legislazione nazionale verso maggiori controlli dei passeggeri che entrano nel suo territorio?”. Et voilà!

Ovviamente, Arif parla di una previsione di ACTA che non abbiamo ancora trattato in questa sede (vedi prossimi articoli), ma rimane l’interrogativo: da quando il vincolarsi di uno stato con un accordo internazionale non comporta un obbligo o se non altro una seria intenzione di adempiere? Inoltre, dobbiamo chiederci: se il taglio a dir poco sospetto di una norma penale deriva da un accordo internazionale che risponde in primis, sottolineiamolo di nuovo, ad una pressione derivante da strati sociali ben specifici (per non dire industriali- rimando agli articoli precedenti), in tutta franchezza: data la portata eccessiva della norma, i precedenti ed il contesto, questo iter risponde minimamente ad un processo democratico? Questo credo sia discutibile, soprattutto se ci interroghiamo anche sul seguente nodo: chi di dovere ha ricevuto e/o detiene le informazioni e competenze sufficienti e necessarie per firmare un accordo così sospetto e complesso con piena cognizione di causa? Checché ne dica il Dipartimento, il dubbio non appartiene né al noumeno, né alla speculazione politica; è questo un dubbio che sorge dal fenomeno. Si sappia infatti che Helena Zonko, ambasciatrice slovena in Giappone, ha fatto una pubblica dichiarazione (leggere assolutamente: poche righe per un primo piatto che vi resterà sullo stomaco: http://metinalista.si/why-i-signed-acta/ ) ammettendo che la sua firma posta in calce all’accordo è stata determinata dall’ ”istruzione ” che le era stata impartita al riguardo e che secondo il suo senso civico, ad una più attenta analisi del contenuto dell’accordo, ciò che aveva firmato apriva le porte alla più grande limitazione delle “libertà civili della storia umana”. Ma, probabilmente, anche le tasche dell’ambasciatrice hanno lasciato uscire il suo senno, che si è aggiunto a quello di Kader Arif in un’orgia complottista a danno dei benefattori del nostro secolo: i politici e gli imprenditori avari- perché ammettiamolo: quelli onesti, non ci piacciono. Tutta colpa delle tasche complottiste, insomma, secondo il Dipartimento. Si può di certo star tranquilli ed ubriacarsi di “panem et circenses”.

Mentre vi auguro di digerire gli spaghetti meglio di quanto il mio stomaco sia riuscito a fare (è scosso da rabbiosissimi rantoli), vi auguro un rigenerante week-end. A sabato prossimo!

E.S.

ACTA: menu della cena di Gala

3 Pennette reazionarie: il lupo perde il pelo…

Di nuovo saluto le affamate menti lettrici di questo blog. Sabato scorso un incendio della salsa complottista ci aveva impedito di deliziarvi con i primi all’ ACTA. Data la difficoltà nel reperire gli ingredienti per la suddetta salsa questa settimana vi delizieremo con delle strepitose pennette reazionarie. Buon appetito!

Già sappiamo che le proteste del 2010 ci hanno salvato da alcune delle previsioni peggiori che ACTA conteneva. Sono intercorse delle modifiche, quindi, nel testo dell’accordo, ma…..secondo voi….è davvero cambiato qualcosa? Vediamolo assieme.

Una previsione che aveva fatto tremare le associazioni cittadine era la seguente: in caso di sospetta violazione del copyright era previsto che il titolare del diritto in questione potesse direttamente contattare l’ISP (che come abbiamo visto era obbligato a monitorare costantemente l’attività in rete degli utenti attraverso un meccanismo incostituzionale di responsabilità oggettiva) costringendolo a fornire i dati richiesti dal titolare del diritto di copyright. Lo scalpore derivava dal fatto che per intromettersi nella sfera privata di un cittadino, le moderne garanzie costituzionali impongono un’autorizzazione giudiziale che giustifichi la rottura della privacy individuale per poter procedere ad indagini sufficientemente esaustive in ragione della tutela del pubblico ordine (art 15 Cost). Adesso, grazie alle poteste del 2010, per fare ciò è necessario che (art 27 comma 4 ACTA)il “titolare di diritti abbia già presentato una denuncia, sufficiente a livello giuridico, di violazione di un marchio, di diritti d’autore o di diritti simili e tali informazioni siano ricercate ai fini della tutela o dell’applicazione di tali diritti. Tali procedere sono applicate in modo da evitare la creazione di ostacoli alle attività legittime, incluso il commercio elettronico, pur tutelando, conformemente alla normativa delle parti, la concorrenza legittima e i principi fondamentali quali libertà di espressione, equo trattamento e privacy.”. Sembra buono, non vi pare?

Sbagliato: specchietti per le allodole.

L’art 27 comma 4 è stato modificato come vi ho appena esposto, ma….andiamo a vedere il comma 3 dello stesso articolo: “Le parti si adoperano per promuovere gli sforzi di cooperazione tre le imprese per affrontare in modo appropriato la violazione di marchi, diritti d’autore o diritti simili, pur tutelando, conformemente alla normativa delle parti, la concorrenza legittima e i principi fondamentali quali libertà di espressione, equo trattamento e privacy.” Lasciando da parte la pomposa ripetizione che richiama il rispetto della libertà di espressione e quant’altro (dopo il materiale preliminare esaminato e la contestualizzazione queste enunciazioni di principio sono, a mio modesto avviso, solo mangime per polli- motiverò approfonditamente nel prossimo articolo), chiediamoci: cosa significa che le parti si impegnano a promuovere una “cooperazione tra le imprese”? I sostenitori di ACTA hanno indicato questo punto come un sistema rivoluzionario di cooperazione tra le istituzioni ed i privati per la crociata contro la pirateria internazionale. Bellissimo, utilissimo- ma in soldoni che significa? Significa che l’ISP- che è un’ impresa- e l’impresa titolare del diritto di copyright dovranno collaborare per effetto di una legge che individui tale possibilità. Ancora, cosa significa questo? Tra il dire che l’ISP deve fornire informazioni su richiesta e dire che le imprese tra cui l’ISP devono collaborare con le imprese interessate…c’è una così grande differenza? Si potrebbe obbiettare che sì, la differenza c’è: ci dovrà essere una legge nazionale a prevedere tale possibilità, conformemente al sistema costituzionale di riferimento. Ma la Corte Costituzionale non potrebbe pronunciarsi su una scelta legislativa nel senso di realizzare una (non meglio specificata- e anche questo è un profilo discutibilissimo) innovativa cooperazione…si tratterebbe di una scelta politica, tattica. E anche se questo timore risultasse infondato e la Corte Costituzionale potesse intervenire, come cittadini noi DOBBIAMO chiederci: vogliamo senza colpo ferire lasciare aperta la possibilità che una strada del genere possa anche solo accennare ad aprirsi? Possiamo, in tutta coscienza civica, aprire le porte a questo rischio, confidando che i sistemi istituzionali di tutela (fallaci, a mio avviso, sia da studentessa di Giurisprudenza che da cittadina) ci proteggano da pericolosissime amputazioni di diritti pagati con litri di sangue? Allarmismo!” grida il Dipartimento per le Politiche Europee. Allarmismo, eh…?

Bene: nel 1998 negli USA viene approvato definitivamente il Digital Millenium Copyright Act, testo padre di ACTA. Perchè “padre”? Perché per tutelare il diritto di copyright introduceva gli stessi meccanismi che ACTA vuole e voleva introdurre. Infatti, è stato espressamente detto che ACTA attinge a piene mani da questo atto. Vi invito ad informarvi meglio su questa legge (non ho sufficiente spazio in questa sede) ma sappiate che 10 anni dopo l’approvazione del DMCA “la Electronic Frontier Foundation ha documentato come esso abbia avuto un certo numero di effetti negativi, in particolare affermando che:[1] limita la libertà di parola e la ricerca scientifica, come quando è stato usato contro il programmatore russo Dmitry Sklyarov, il professore di Princeton Edward Felten, e alcuni giornalisti; mette in pericolo il fair use; impedisce la competitività, come quando è stato usato per bloccare la competizione nel mercato dei toner per stampanti, dei meccanismi d’apertura per le porte dei garage, e per rinforzare i vincoli d’uso per l’iPod; interferisce con le leggi che difendono gli utenti dalle intrusioni informatiche. In tutti questi casi, la EFF rileva come il DMCA sia stato usato non per proteggere il copyright, ma con la funzione strumentale di proteggere gli interessi economici di privati.[1](fonte, che invito vivamente a leggere: http://it.wikipedia.org/wiki/Digital_Millennium_Copyright_Act ).

Avete ancora dubbi sulla legittimità d’intenti e sull’innocuità di ACTA? C’è ancora qualcuno che scioccamente dice “Beh, tanto non c’è comunque privacy, vattela a pesca come usano i dati in rete” mentre ha dentro la propria coscienza una pistola carica punta dritta e minacciosa verso i diritti inviolabili del pensiero umano solo per proteggere gli interessi di pochi ed egoici divoratori di profitto?

Nessun problema: per le prossime settimane abbiamo ancora tantissimi succulenti piatti che risveglieranno il vostro appetito critico….in modo….brusco, direi. Spero.

Mentre ci accingiamo a preparare la salsa complottista per la settimana prossima, quindi, cogliamo l’occasione per augurarvi una Buona Pasqua; vi informiamo inoltre che Sabato 14 Aprile 2012 alle ore 15.00 ci sarà un corteo anti-ACTA a Firenze (info: https://www.facebook.com/antiactaflorence): difendiamo insieme l’agnello sacrificale della libertà.

A settimana prossima.

ES

ACTA: menu della cena di Gala

2 Antipasti misti allo stato di polizia- specialità dello chef

Ben ritrovati, affamati lettori di informazione. Settimana scorsa ci eravamo lasciati con una prima contestualizzazione dell’accordo ed era stata promessa la soddisfazione dei vostri appetiti circa il vecchio testo di ACTA per comprendere le intenzioni originali che si celano dietro questa “mascherata” (cit. Kader Arif, ex relatore EU per ACTA-vedi assolutamentehttps://www.laquadrature.net/wiki/ACTA_rapporteur_denounces_ACTA_masquerade#D).

Ecco qua, dunque, i vostri antipasti misti- come promesso. Buon appetito!

Come già si era detto, tre anni or sono iniziano, su pressione della MPAA e della RIAA, i lavori su ACTA. Il testo viene negoziato con procedure ordinarie in diritto internazionale, più varie censure- giusto per insaporire la questione (vedi fine articolo); ma la rete non dorme e menti critiche reagiscono subito rispondendo ai primi allarmi. Iniziano dunque nel 2010 moti di protesta contro alcune previsioni di ACTA; in prima linea primeggiano associazioni di stampo cittadino quali Anonymous e La quadrature du Net (http://www.laquadrature.net/en/acta ). Oggetto delle contestazioni sono alcune previsioni di ACTA considerate pericolose per la libertà d’espressione in rete; magari fossero e fossero stati solo questi i trucchetti di ACTA contro cui protestare. Tra le previsioni additate dai movimenti,(fonte:http://www.blogstudiolegalefinocchiaro.it/tag/acta/ , dove potrete trovare dettagliate informazioni su tutto ciò che c’è da sapere su ACTA) spiccano tre punti: il primo è la responsabilità diretta dell’Internet Service Provider (azienda che fornisce il servizio internet, si possono citare a titolo esemplificativo Alice e Teletu) per i contenuti condivisi dall’utente. Questo avrebbe significato (se non fossero intervenute delle modifiche nel testo a causa delle proteste) che nel caso in cui l’utente A, a mezzo del suo privato account facebook, avesse inviato mediante posta privata un link (perché- sì, avete letto bene: la tutela si spingeva e SI SPINGE fino alla mera pubblicazione di un link) avente ad oggetto il reindirizzamento su di un sito per esempio di streaming (per la visione, quindi, di contenuti protetti da copyright) ad un ipotetico utente B, Alice sarebbe stata responsabile nel caso in cui l’utente A o B fossero stati messi sotto processo per pirateria informatica. E’ immediato intendere che mettendo la responsabilità direttamente sulle spalle del gestore del servizio (nozione, per giunta, ad ampio spettro), quest’ultimo avrebbe dovuto, al fine di auto-tutelarsi, sondare l’attività dell’utente in questione. E nel caso in cui avesse trovato dei contenuti “interessanti”….cosa avrebbe dovuto fare? Diciamo che da un punto di vista legale, date le previsioni che ACTA richiedeva di introdurre a livello nazionale, sarebbe stato corretto dire che il non aver dato notizia di “reato” sarebbe equivalso all’aver cooperato nella realizzazione dello stesso. Quindi, Alice o Teletu avrebbero avuto solo due opzioni nel nostro caso: denunciare o essere considerati rei. Notare l’adorabile retrogusto di stato di polizia che insaporisce questo antipasto.

Ma cerchiamo di tapparci gli occhi ed accordare ancora purezza d’intenti ai sostenitori di ACTA (valicando così la linea di confine tra buona fede ed ingenuità; ma accordiamolo lo stesso- a scanso di equivoci); chiediamoci dunque: la condivisione di un contenuto presente in rete può essere considerata pirateria informatica? E soprattutto, può essere considerata pirateria informatica su larga scala (Acta si proporrebbe con l’intento di limitare proprio e solo quest’ultima)? Insomma: condividere è rubare? Secondo chi ha negoziato il testo…la risposta è chiaramente positiva.

Non sentite anche voi la puzza di bruciato che viene dalle cucine?Se già la sentite, continuando a leggere rischierete l’asfissia.

Sono infatti al centro delle proteste del 2010 alcune previsioni di ACTA che si riflettono sulla circolazione di MEDICINALI e SEMENTI, alcuni dei quali essenziali per la vita (farmaci contro l’AIDS in Africa, per esempio). Dato che la trattazione di queste implicazioni è troppo complessa e lunga per essere affrontata in questa sede, rimando a questi link, PREGANDOVI DI LEGGERE perché ACTA METTE ANCORA A RISCHIO IL DIRITTO ALLA SALUTE: http://brunosaetta.it/internet/acta-farmaci-generici-ed-importazione-parallela-di-medicinali.html

http://www.international.gc.ca/trade-agreements-accords-commerciaux/fo/summary-resume.aspx?view=d%20.

Una persona informata potrebbe però obbiettare che De Gucht (commissario al commercio UE) ha smentito queste notizie. Bene: De Gucht è, fino a prova contraria, la stessa persona che nell’ Aprile del 2010 aveva- in una dichiarazione ufficiale- smentito il fatto che in ACTA fosse prevista la regola dei “three strikes”(disconnessione coatta dalla rete per l’utente che avesse condiviso per tre volte un contenuto protetto da copyright), per poi affermare nel Giugno dello stesso anno (soli due mesi dopo!) che l’introduzione di tale regola era “rimessa alla discrezione degli stati” firmatari (fonte: http://www.blogstudiolegalefinocchiaro.it/tag/acta/ ). De Gucht è anche sempre colui che, in seguito alle richieste di trasparenza dei movimenti critici (e di alcuni gruppi europarlamentari)sulle negoziazioni di Lucerna nel 2010 (e non solo!), aveva risposto, nel Luglio dello stesso anno, che i testi in questione potevano essere visionati dai membri del Parlamento EU con “alcune restrizioni”. Qualcuno apra le finestre, questo fumo di antipasti comincia a diventar denso!

Giungono dalla cucina notizie sconcertanti: si è verificato un incendio: la salsa complottista ha preso fuoco; ciò significa che per gustare gli strepitosamente tremendi ACTA-primi…dovrete attendere sabato prossimo! Preparate bene lo stomaco: con oggi concludiamo gli antipasti; questo significa che da settimana prossima ci saranno cose davvero non facili da digerire!Mentre attendete, lo staff hyronista vi invita ad intrattenervi ed a preparare l’appetito partecipando ai movimenti fiorentini di protesta anti-acta (https://www.facebook.com/antiactaflorence)

A settimana prossima!

ES

ACTA: menu della cena di Gala.

Antipasti

1 Stuzzichini a volontà

L’accordo commerciale anti-contraffazione (Anti Counterfeiting Trade Agreement) che ha recentemente destato proteste in tutta Europa è un testo estremamente controverso che suscita non pochi dubbi. Data la trattazione molto complessa, abbiamo deciso di pubblicare ogni sabato un mini dossier di approfondimento per capire meglio cosa sia ACTA e quali possano esserne le conseguenze.

Se- come sostenuto dal Dipartimento per le Politiche Europee- ACTA non può essere considerato pericoloso per i dieci miti “sfatati” dal Dipartimento (http://www.politicheeuropee.it/newsletter/18087/euroacronimi-acta) di certo lo diventa per il contesto generale in cui l’accordo è stato concluso e per la reazione di allarme suscitata in vari rappresentanti istituzionali. Inoltre, controversa è anche la potenziale portata dell’accordo. Vediamo di intendercene meglio.

Mentre il Dipartimento inneggia al falso allarme, il relatore EU per ACTA, Kader Arif, denuncia il 30 Gennaio del 2012 (quattro giorni dopo la firma dell’accordo a Tokyo) le cattive intenzioni soggiacenti il testo e presenta le proprie dimissioni, richiamando l’attenzione dell’intera comunità internazionale sulle pressioni senza precedenti ricevute dall’ala destra del Parlamento europeo, per far sì che l’accordo fosse approvato prima che l’opinione pubblica potesse destarsi. Dichiara, inoltre, di non voler fare parte di questa “mascherata” (raccomando di leggere: http://www.divulghiamo.com/2012/01/acta-si-fara.html).

Una simile contraddizione tra il relatore e il nostro Dipartimento non deve indurci semplicisticamente a credere che il senno di Kader Arif sia, tra una stanza e l’altra dell’edificio di Lussemburgo, malauguratamente scivolato dalla sua tasca- soprattutto se l’opinione di un funzionario di alta competenza quale Arif viene confutata da un organo ufficiale. Cito Thoreau (Disobbedienza civile)quando scrivo che: “Pochissimi- eroi, patrioti, martiri, riformatori in senso lato, e uomini -servono lo Stato anche con la propria coscienza, e quindi, necessariamente, per la maggior parte gli si oppongono, e sono pertanto comunemente trattati come nemici.”

Viva la coerenza istituzionale, insomma.

Inoltre, il diritto comparato (comparazione di vari sistemi legali) ci insegna che per comprendere una norma nella sua sistematica pienezza è necessario comprenderne il funzionamento. Per comprenderne il funzionamento, secondo questa teoria (Ernst Rabel), è necessario contestualizzarla.

Allora, contestualizziamo ACTA?

L’accordo è stato negoziato negli ultimi tre anni da 39 paesi, tra cui i 27 dell’Unione Europea. Al riguardo, molte associazioni impegnate nelle proteste lamentavano l’eccessiva segretezza delle negoziazioni (il testo dell’accordo è stato plurime volte censurato durante i tre anni). Il Dipartimento sottolinea che uno dei profili di criticità sostenuti da questi movimenti di protesta- segnatamente la conclusione con procedimenti non democratici- è irrilevante: i trattati attualmente vigenti prevedono che per la negoziazione di QUALSIASI accordo internazionale i procedimenti adottati per ACTA siano i quelli ordinari, sia a livello internazionale, che a livello europeo. Da un punto di vista giuridico le cose stanno così, ma purtroppo è opportuno tenere anche presente che nel diritto internazionale -essendo pressoché assenti meccanismi di rappresentazione democratica elettiva se non quella realizzata a mezzo dei governi degli stati partecipanti/Parlamento UE- la partecipazione di associazioni internazionali rappresentative di determinati interessi coinvolti è una garanzia di procedurale e di confronto- uno dei concetti base della discussione democratica. Le organizzazioni di riferimento- WTO e WIPO, cioé World Trade Organization e World Intellectual Property Organization- sono invece state tagliate fuori dalle discussioni. Siamo ancora convinti della purezza di intenti di protezione del mero copyright che ha portato i nostri benintenzionati rappresentanti a concludere un testo così sospetto? Bene; allora diciamo anche che in un Consiglio TRIPS il Brasile ha dichiarato, a mezzo di “un funzionario in carica della proprietà intellettuale nei ministro degli affari esteri brasiliano (…) che ACTA, “cercando di velocizzare la lotta alla pirateria, può mettere a rischio i diritti, la privacy e la libertà online”. Poi sottolinea l’illegittimità di ACTA, che è stata negoziata al di fuori delle arene .” (qui troverete un elenco a dir poco…”suggestivo” di osservazioni fatte da svariati paesi: http://www.laquadrature.net/wiki/Contrari_ad_ACTA#Brasile_-_Ottobre_2011_-_ACTA_minaccia_i_diritti_fondamentali )

Ciò detto, ho un indovinello per voi: chi è stato il motore di provvedimenti così dubbi e intrusivi quali il SOPA (Stop Online Piracy Act, al momento al vaglio della commissione giustizia del Senato americano) ed il PIPA (Protect IP Act) da cui ACTA ha preso le mosse a livello internazionale? Ebbene, signori, chi non è seduto, segga. L’approvazione di tali testi è stata fortemente voluta da due associazioni americane, la MPAA e la RIAA, ovvero la Motion Pictures Association of America e la Recording Industry Association of America. Sì: interessi. Per alludere ad un celebre film, è’ il profitto ad averci creati; è il profitto che ci connette; il profitto che ci motiva, che ci guida, che ci spinge; è il profitto che stabilisce,”lo scopo che ci vincola”. Profitto.

Il male maggiore, però, non è assolutamente la protezione dei legittimamente pretesi interessi economici potenziali dati da legittimi e beneamati investimenti di milioni di dollari, bensì il modus con cui si intende realizzare e si è cercato di realizzare la tutela di questi interessi. ACTA adesso è un testo che, se confrontato con il testo prima delle proteste del 2010…pare un agnellino. Volete sapere cosa intendo? Tra una settimana esatta, qui troverete pane per i vostri denti.

Pensate di averne sapute abbastanza per farvi un’idea? Diciamo che ci lasciamo qui con uno stuzzichino. La prossima settimana ci andremo di antipasto e primo, contestualizzando ACTA prima che i movimenti di protesta del 2010 riuscissero a rompere la fretta e segreta furia con cui il testo veniva negoziato.

Nel frattempo, invito tutti ad activarsi–>Info: https://www.facebook.com/events/389280781082682/ A sabato prossimo.

ES

<< Precedenti

This website uses a Hackadelic PlugIn, Hackadelic Sliding Notes 1.6.4.