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ACTA: menu della cena di Gala.

Contorno: spinaci 4 salti in….censored

Buonasera, cari amici. Questo tardivo articolo con ingredienti freschissimi vuole aprire una minuscola parentesi per introdurvi ad una realtà che accompagna la già tragica via crucis inaugurata da ACTA. Essendo questo piatto ancillare alla nostra cena di gala, quindi, ve lo offriamo come contorno, proprio perché anche con il contorno si fanno tante piroette per entrare sempre….nella nostra zona….censored. Gustatevelo!

Nei precedenti articoli abbiamo cercato di ricostruire la pericolosità di ACTA sotto vari profili. Uno degli azzardi più spiccati della nostra argomentazione-data la vischiosità delle previsioni contro cui ci siamo schierati- era in effetti una questione prettamente civica: “come cittadini noi DOBBIAMO chiederci: vogliamo senza colpo ferire lasciare aperta la possibilità che una strada del genere possa anche solo accennare ad aprirsi? Possiamo, in tutta coscienza civica, aprire le porte a questo rischio, confidando che i sistemi istituzionali di tutela (fallaci, a mio avviso, sia da studentessa di Giurisprudenza che da cittadina) ci proteggano da pericolosissime amputazioni di diritti pagati con litri di sangue?” (auto-cit. http://www.hyros.net/movimento-hyronista/acta-approfondimento-settimanale-6-930.htm ).

La preoccupazione di fondo che aveva dato le mosse a questa domanda era la seguente: l’apertura di una strada così dubbia e pericolosa non era forse solo il preludio a qualcosa di ben peggiore? Ci si potrebbe domandare cosa c’è di peggio della situazione attuale, in cui le scabrose speculazioni finanziarie portano alla fame sempre più esseri umani. Ma cerchiamo di concentrare le nostre forze sul tema che ci interessa in questa sede, pur intimamente legato alla situazione attuale (la crisi deriva dall’avidità di chi doveva fermarsi prima- questi provvedimenti derivano dall’avidità di chi vuole magiare sempre di più, a scapito di chi non ha il potere di farlo e di opporsi- almeno apparentemente).

Ecco dunque che questa preoccupazione che poteva sussumersi nel genere letterario della fantapolitica si veste tragicamente di realtà ed assume un nome quasi comico, di fronte alla drammaticità del contenuto: CISPA.

Per chi ancora non avesse avuto modo di sentire alcunché al riguardo, CISPA è l’acronimo di Cyber Intelligence Sharing and Protection Act. Questo provvedimento è stato votato nella House of Representatives (USA) questo giovedì. Ed indovinate…? E’ stato approvato. Ma che ci importa, potremmo chiederci: anche se questo atto fosse pericoloso, è in America il problema- non da noi. Tralasciando il fatto che questa osservazione è degna solo di colui il quale non ha compreso il mondo interconnesso in cui viviamo (ACTA nasce, come abbiamo visto, dai due precedenti americani del SOPA e del PIPA), ho il “piacere” di informarvi che oltre ad essere ignorante, questa osservazione è anche falsa: la CISPA, signori, è anche nei nostri occhi.

In questa sede non tratteremo approfonditamente il tema come abbiamo fatto per ACTA: avete visto quanto lavoro importi un’analisi così dettagliata di qualcosa di complesso e controverso come un provvedimento “fregatura” (come la sottoscritta denomina ACTA, SOPA, PIPA & co) e comprenderete, quindi, che un’eventuale analisi di CISPA dovrà avere un approfondimento altrettanto degno in separata sede. Vi diamo comunque una minuscola infarinatura generale e vi forniamo con gioia una piattaforma di fonti per approfondire il contenuto di CISPA, data la stretta connessione tra ACTA e CISPA, che, appunto, mettiamo come contorno della nostra cena di Gala. La stragrande maggioranza delle informazioni qui riportate sono prese dal sito di Acess now, un’ organizzazione internazionale non governativa che si è fatta promotrice di tutte le campagne anti-ACTA e che continua a difendere i nostri diritti civili in rete con determinazione ed efficacemente. Il sito è: https://www.accessnow.org/page/s/protect-our-privacy per FIRMARE LA LETTERA ed avere informazioni ancora più dettagliate rispetto alle poche che vi riassumerò di seguito.

Brevemente, quindi, vi basti sapere prima di firmare la lettera (ancora: https://www.accessnow.org/page/s/protect-our-privacy ) che chiunque usi siti come Facebook e Google POTRA’ VEDERE LE PROPRIE INFORMAZIONI CONDIVISE CON IL GOVERNO DEGLI STATI UNITI PER LEGGE. Il quadro è chiaro: non ce la hanno fatta con ACTA perché ci siamo arrabbiati e ribellati? Nessun problema: ci riprovano con il CISPA, tentando di creare un precedente che, se approvato senza colpo ferire, aprirà definitivamente l’era del Grande Fratello orwelliano.

L’Idra del potere moltiplica le teste- questo lo sapevamo da tempo. Il CISPA ne è l’ennesima dimostrazione.

Ovviamente, pare che nessun meccanismo di protezione dei nostri dati sia previsto nel testo. Anche se  la Casa Bianca è sul punto di mettere il veto sul provvedimento, le industrie private e la destra promotrice non hanno ancora rinunciato- e anche se dovessero perdere questa battaglia, la guerra per i nostri diritti, per un mondo più giusto contro l’avidità del potere e del danaro è appena iniziata. Questa guerra è l’emblema di una guerra dei popoli contro l’economia sovrana, contro l’avidità che ci ha portato sul baratro della miseria, che anche nel nostro paese inizia a dilagare. E’ ora di reagire in modo energico, di dire la nostra, di fare sentire la nostra voce e di riprenderci la sovranità che “appartiene al popolo” ( art 1 Cost italiana). E preghiamo che non sia troppo tardi.

Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza. Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.” A. Gramsci da L’ordine nuovo.

Informatevi e firmate la lettera: “i popoli non dovrebbero avere paura dei propri governi, sono i governi che dovrebbero avere paura dei popoli” (V per Vendetta). E insieme…siamo molti popoli.

A settimana prossima con l’ultimo articolo su ACTA: il bongo esplosivo.

ES

ACTA: menu della cena di Gala

2 Antipasti misti allo stato di polizia- specialità dello chef

Ben ritrovati, affamati lettori di informazione. Settimana scorsa ci eravamo lasciati con una prima contestualizzazione dell’accordo ed era stata promessa la soddisfazione dei vostri appetiti circa il vecchio testo di ACTA per comprendere le intenzioni originali che si celano dietro questa “mascherata” (cit. Kader Arif, ex relatore EU per ACTA-vedi assolutamentehttps://www.laquadrature.net/wiki/ACTA_rapporteur_denounces_ACTA_masquerade#D).

Ecco qua, dunque, i vostri antipasti misti- come promesso. Buon appetito!

Come già si era detto, tre anni or sono iniziano, su pressione della MPAA e della RIAA, i lavori su ACTA. Il testo viene negoziato con procedure ordinarie in diritto internazionale, più varie censure- giusto per insaporire la questione (vedi fine articolo); ma la rete non dorme e menti critiche reagiscono subito rispondendo ai primi allarmi. Iniziano dunque nel 2010 moti di protesta contro alcune previsioni di ACTA; in prima linea primeggiano associazioni di stampo cittadino quali Anonymous e La quadrature du Net (http://www.laquadrature.net/en/acta ). Oggetto delle contestazioni sono alcune previsioni di ACTA considerate pericolose per la libertà d’espressione in rete; magari fossero e fossero stati solo questi i trucchetti di ACTA contro cui protestare. Tra le previsioni additate dai movimenti,(fonte:http://www.blogstudiolegalefinocchiaro.it/tag/acta/ , dove potrete trovare dettagliate informazioni su tutto ciò che c’è da sapere su ACTA) spiccano tre punti: il primo è la responsabilità diretta dell’Internet Service Provider (azienda che fornisce il servizio internet, si possono citare a titolo esemplificativo Alice e Teletu) per i contenuti condivisi dall’utente. Questo avrebbe significato (se non fossero intervenute delle modifiche nel testo a causa delle proteste) che nel caso in cui l’utente A, a mezzo del suo privato account facebook, avesse inviato mediante posta privata un link (perché- sì, avete letto bene: la tutela si spingeva e SI SPINGE fino alla mera pubblicazione di un link) avente ad oggetto il reindirizzamento su di un sito per esempio di streaming (per la visione, quindi, di contenuti protetti da copyright) ad un ipotetico utente B, Alice sarebbe stata responsabile nel caso in cui l’utente A o B fossero stati messi sotto processo per pirateria informatica. E’ immediato intendere che mettendo la responsabilità direttamente sulle spalle del gestore del servizio (nozione, per giunta, ad ampio spettro), quest’ultimo avrebbe dovuto, al fine di auto-tutelarsi, sondare l’attività dell’utente in questione. E nel caso in cui avesse trovato dei contenuti “interessanti”….cosa avrebbe dovuto fare? Diciamo che da un punto di vista legale, date le previsioni che ACTA richiedeva di introdurre a livello nazionale, sarebbe stato corretto dire che il non aver dato notizia di “reato” sarebbe equivalso all’aver cooperato nella realizzazione dello stesso. Quindi, Alice o Teletu avrebbero avuto solo due opzioni nel nostro caso: denunciare o essere considerati rei. Notare l’adorabile retrogusto di stato di polizia che insaporisce questo antipasto.

Ma cerchiamo di tapparci gli occhi ed accordare ancora purezza d’intenti ai sostenitori di ACTA (valicando così la linea di confine tra buona fede ed ingenuità; ma accordiamolo lo stesso- a scanso di equivoci); chiediamoci dunque: la condivisione di un contenuto presente in rete può essere considerata pirateria informatica? E soprattutto, può essere considerata pirateria informatica su larga scala (Acta si proporrebbe con l’intento di limitare proprio e solo quest’ultima)? Insomma: condividere è rubare? Secondo chi ha negoziato il testo…la risposta è chiaramente positiva.

Non sentite anche voi la puzza di bruciato che viene dalle cucine?Se già la sentite, continuando a leggere rischierete l’asfissia.

Sono infatti al centro delle proteste del 2010 alcune previsioni di ACTA che si riflettono sulla circolazione di MEDICINALI e SEMENTI, alcuni dei quali essenziali per la vita (farmaci contro l’AIDS in Africa, per esempio). Dato che la trattazione di queste implicazioni è troppo complessa e lunga per essere affrontata in questa sede, rimando a questi link, PREGANDOVI DI LEGGERE perché ACTA METTE ANCORA A RISCHIO IL DIRITTO ALLA SALUTE: http://brunosaetta.it/internet/acta-farmaci-generici-ed-importazione-parallela-di-medicinali.html

http://www.international.gc.ca/trade-agreements-accords-commerciaux/fo/summary-resume.aspx?view=d%20.

Una persona informata potrebbe però obbiettare che De Gucht (commissario al commercio UE) ha smentito queste notizie. Bene: De Gucht è, fino a prova contraria, la stessa persona che nell’ Aprile del 2010 aveva- in una dichiarazione ufficiale- smentito il fatto che in ACTA fosse prevista la regola dei “three strikes”(disconnessione coatta dalla rete per l’utente che avesse condiviso per tre volte un contenuto protetto da copyright), per poi affermare nel Giugno dello stesso anno (soli due mesi dopo!) che l’introduzione di tale regola era “rimessa alla discrezione degli stati” firmatari (fonte: http://www.blogstudiolegalefinocchiaro.it/tag/acta/ ). De Gucht è anche sempre colui che, in seguito alle richieste di trasparenza dei movimenti critici (e di alcuni gruppi europarlamentari)sulle negoziazioni di Lucerna nel 2010 (e non solo!), aveva risposto, nel Luglio dello stesso anno, che i testi in questione potevano essere visionati dai membri del Parlamento EU con “alcune restrizioni”. Qualcuno apra le finestre, questo fumo di antipasti comincia a diventar denso!

Giungono dalla cucina notizie sconcertanti: si è verificato un incendio: la salsa complottista ha preso fuoco; ciò significa che per gustare gli strepitosamente tremendi ACTA-primi…dovrete attendere sabato prossimo! Preparate bene lo stomaco: con oggi concludiamo gli antipasti; questo significa che da settimana prossima ci saranno cose davvero non facili da digerire!Mentre attendete, lo staff hyronista vi invita ad intrattenervi ed a preparare l’appetito partecipando ai movimenti fiorentini di protesta anti-acta (https://www.facebook.com/antiactaflorence)

A settimana prossima!

ES

ACTA: menu della cena di Gala.

Antipasti

1 Stuzzichini a volontà

L’accordo commerciale anti-contraffazione (Anti Counterfeiting Trade Agreement) che ha recentemente destato proteste in tutta Europa è un testo estremamente controverso che suscita non pochi dubbi. Data la trattazione molto complessa, abbiamo deciso di pubblicare ogni sabato un mini dossier di approfondimento per capire meglio cosa sia ACTA e quali possano esserne le conseguenze.

Se- come sostenuto dal Dipartimento per le Politiche Europee- ACTA non può essere considerato pericoloso per i dieci miti “sfatati” dal Dipartimento (http://www.politicheeuropee.it/newsletter/18087/euroacronimi-acta) di certo lo diventa per il contesto generale in cui l’accordo è stato concluso e per la reazione di allarme suscitata in vari rappresentanti istituzionali. Inoltre, controversa è anche la potenziale portata dell’accordo. Vediamo di intendercene meglio.

Mentre il Dipartimento inneggia al falso allarme, il relatore EU per ACTA, Kader Arif, denuncia il 30 Gennaio del 2012 (quattro giorni dopo la firma dell’accordo a Tokyo) le cattive intenzioni soggiacenti il testo e presenta le proprie dimissioni, richiamando l’attenzione dell’intera comunità internazionale sulle pressioni senza precedenti ricevute dall’ala destra del Parlamento europeo, per far sì che l’accordo fosse approvato prima che l’opinione pubblica potesse destarsi. Dichiara, inoltre, di non voler fare parte di questa “mascherata” (raccomando di leggere: http://www.divulghiamo.com/2012/01/acta-si-fara.html).

Una simile contraddizione tra il relatore e il nostro Dipartimento non deve indurci semplicisticamente a credere che il senno di Kader Arif sia, tra una stanza e l’altra dell’edificio di Lussemburgo, malauguratamente scivolato dalla sua tasca- soprattutto se l’opinione di un funzionario di alta competenza quale Arif viene confutata da un organo ufficiale. Cito Thoreau (Disobbedienza civile)quando scrivo che: “Pochissimi- eroi, patrioti, martiri, riformatori in senso lato, e uomini -servono lo Stato anche con la propria coscienza, e quindi, necessariamente, per la maggior parte gli si oppongono, e sono pertanto comunemente trattati come nemici.”

Viva la coerenza istituzionale, insomma.

Inoltre, il diritto comparato (comparazione di vari sistemi legali) ci insegna che per comprendere una norma nella sua sistematica pienezza è necessario comprenderne il funzionamento. Per comprenderne il funzionamento, secondo questa teoria (Ernst Rabel), è necessario contestualizzarla.

Allora, contestualizziamo ACTA?

L’accordo è stato negoziato negli ultimi tre anni da 39 paesi, tra cui i 27 dell’Unione Europea. Al riguardo, molte associazioni impegnate nelle proteste lamentavano l’eccessiva segretezza delle negoziazioni (il testo dell’accordo è stato plurime volte censurato durante i tre anni). Il Dipartimento sottolinea che uno dei profili di criticità sostenuti da questi movimenti di protesta- segnatamente la conclusione con procedimenti non democratici- è irrilevante: i trattati attualmente vigenti prevedono che per la negoziazione di QUALSIASI accordo internazionale i procedimenti adottati per ACTA siano i quelli ordinari, sia a livello internazionale, che a livello europeo. Da un punto di vista giuridico le cose stanno così, ma purtroppo è opportuno tenere anche presente che nel diritto internazionale -essendo pressoché assenti meccanismi di rappresentazione democratica elettiva se non quella realizzata a mezzo dei governi degli stati partecipanti/Parlamento UE- la partecipazione di associazioni internazionali rappresentative di determinati interessi coinvolti è una garanzia di procedurale e di confronto- uno dei concetti base della discussione democratica. Le organizzazioni di riferimento- WTO e WIPO, cioé World Trade Organization e World Intellectual Property Organization- sono invece state tagliate fuori dalle discussioni. Siamo ancora convinti della purezza di intenti di protezione del mero copyright che ha portato i nostri benintenzionati rappresentanti a concludere un testo così sospetto? Bene; allora diciamo anche che in un Consiglio TRIPS il Brasile ha dichiarato, a mezzo di “un funzionario in carica della proprietà intellettuale nei ministro degli affari esteri brasiliano (…) che ACTA, “cercando di velocizzare la lotta alla pirateria, può mettere a rischio i diritti, la privacy e la libertà online”. Poi sottolinea l’illegittimità di ACTA, che è stata negoziata al di fuori delle arene .” (qui troverete un elenco a dir poco…”suggestivo” di osservazioni fatte da svariati paesi: http://www.laquadrature.net/wiki/Contrari_ad_ACTA#Brasile_-_Ottobre_2011_-_ACTA_minaccia_i_diritti_fondamentali )

Ciò detto, ho un indovinello per voi: chi è stato il motore di provvedimenti così dubbi e intrusivi quali il SOPA (Stop Online Piracy Act, al momento al vaglio della commissione giustizia del Senato americano) ed il PIPA (Protect IP Act) da cui ACTA ha preso le mosse a livello internazionale? Ebbene, signori, chi non è seduto, segga. L’approvazione di tali testi è stata fortemente voluta da due associazioni americane, la MPAA e la RIAA, ovvero la Motion Pictures Association of America e la Recording Industry Association of America. Sì: interessi. Per alludere ad un celebre film, è’ il profitto ad averci creati; è il profitto che ci connette; il profitto che ci motiva, che ci guida, che ci spinge; è il profitto che stabilisce,”lo scopo che ci vincola”. Profitto.

Il male maggiore, però, non è assolutamente la protezione dei legittimamente pretesi interessi economici potenziali dati da legittimi e beneamati investimenti di milioni di dollari, bensì il modus con cui si intende realizzare e si è cercato di realizzare la tutela di questi interessi. ACTA adesso è un testo che, se confrontato con il testo prima delle proteste del 2010…pare un agnellino. Volete sapere cosa intendo? Tra una settimana esatta, qui troverete pane per i vostri denti.

Pensate di averne sapute abbastanza per farvi un’idea? Diciamo che ci lasciamo qui con uno stuzzichino. La prossima settimana ci andremo di antipasto e primo, contestualizzando ACTA prima che i movimenti di protesta del 2010 riuscissero a rompere la fretta e segreta furia con cui il testo veniva negoziato.

Nel frattempo, invito tutti ad activarsi–>Info: https://www.facebook.com/events/389280781082682/ A sabato prossimo.

ES

Questo documentario, nato già in DVD, rimane l’unica fatto e pensato con Terzani stesso insieme al regista Zanot. Anche “Il kamikaze della pace” è molto bello, ma è un insieme di piccoli video realizzati nel tempo. Questo ha un respiro maggiore ed è appunto frutto di una lunga lunghissima chiacchierata che passa per tutti i temi della filosofia di Terzani: la giustizia, la pace interiore, il vegetarianesimo, l’ironia come veicolo della non violenza, la critica al consumismo e al comunismo e al capitalismo che hanno portato il consumismo nel mondo e a tutte le guerre che sono servite per portarlo anche ai popoli più resistenti.

Leggere Terzani è bello, ma vederlo – forse – ancora di più. Buona vhysione :)

Guido